Buenas tardes, Señora Presidenta.
Yo soy Francisca González
y hoy día les vengo a hablar desde mi realidad.
Desde mi simple y compleja realidad.
Il corpo della donna, la gravidanza, il dolore, l’aborto, sono un piano privato che si trova obbligato a riversarsi sul piano pubblico.
Quando a Francisca González, sociologa cilena, viene comunicato che il feto è affetto da una condizione incompatibile con la vita, capisce che l’interruzione di gravidanza è l’unica strada percorribile. Eppure, la legge cilena non glielo consente. Dovrà testimoniare in parlamento per poter garantire ad altre donne di non passare per la sua stessa esperienza. La legge per l’aborto terapeutico “en tres causales” viene approvata, con un solo voto favorevole a fare la differenza, nel 2017.
Marzia conosce Francisca in un viaggio in Cile e capisce subito di voler raccontare la sua storia. L’incongruenza tra il linguaggio della politica e quello esistenziale dà luogo a una crepa che viene indagata in un racconto che mescola i piani, le lingue, le storie. Tra sfere di ogni dimensione, un quadro legislativo che precipita nell’altro, il verde dei fazzoletti in America Latina che si confonde con il rosa shocking italiano e commenti di Facebook che invocano Dio e punizioni eterne.
Ideazione Marzia Gallo
Drammaturgia Teresa Vila e Marzia Gallo
Con Marzia Gallo
Regia Teresa Vila
Maschere Alessandra Faienza
Riprese video David Richiusa
Foto Manuela Giusto
Produzione Officine Meraki
Con il sostegno di Teatro Trastevere,
Spazio Teatrale Allincontro
Il rischio della sovraesposizione emotiva è presente, ma la regia mantiene una distanza che preserva la dignità del racconto. Il dolore non si chiude così su se stesso, ma diventa conoscenza e la rabbia si trasforma in consapevolezza.
“Buenas tardes Señora Presidenta” riesce così a fare ciò che il teatro politico dovrebbe tentare: trasformare una storia individuale in una questione collettiva senza cancellarne la singolarità.
Arianna Bonazzi, Stratagemmi (leggi l’articolo completo)
Marzia Gallo, in modo mai didascalico e utilizzando anche l’espressività delle maschere, riesce a rendere con delicatezza e verità la natura autenticamente (e dolorosamente) biografica degli avvenimenti proposti.
Mario Bianchi, Krapp’s Last Post (leggi l’articolo completo)
Questo spettacolo è lotta. Per tutte. Per chi non ha la possibilità di mantenere un figlio, per chi ha subito una violenza, per chi mette a rischio la propria salute, per chi non si sente ancora pronta, per chi, un figlio, non lo vuole. Per tutte.
Veronica Binda, Dramaholic (leggi l’articolo completo)
Menzione speciale della rivista Stratagemmi al FringeMi Festival 2026
Per la potenza espressiva dello spettacolo nell’accendere una consapevolezza emotiva e un sentire comune nel pubblico. Per l’originalità del materiale inedito efficacemente tradotto in linguaggio teatrale e per la capacità di restituire con rispetto una storia di violenza, tema che nel 2026 necessita ancora di ascolto e visibilità, capace di generare un desiderio di azione collettiva e condivisa.
Foto di scena
Scatti di Manuela Giusto




