Lo senti il silenzio dietro al rumore dei motori?
Lo senti? È una canzone d’amore.
Per chi? Tu sei il mio amore.
David Foster Wallace, Verso occidente l’impero dirige il suo corso
Love me horror è una ricerca performativa sulla crisi delle relazioni dal vivo nel nostro periodo storico. Il progetto analizza alcuni meccanismi dell'attuale sistema socioculturale, che ci portano a vivere relazioni fittizie e superficiali, all'interno delle quali diventa sempre più difficile trovare il coraggio di accogliere le profondità altrui e donare le proprie. Le relazioni dal vivo assumono contorni mostruosi e violenti, e vengono lentamente sostituite dalla sicurezza delle relazioni digitali, come in un brutto film horror di serie B.
Il progetto racchiude queste tematiche in una serie di dispositivi scenici in relazione col pubblico. È uno spazio per indovinare insieme, per mettere in discussione le nostre certezze e accogliere l’ironia, la paura e la dolcezza come strumenti essenziali per immaginare futuri. E se qualcuno verrà a dirci che è una cosa banale lo ammazzeremo nel modo peggiore possibile, col rischio di sporcare la scena, come in un film horror qualunque.
Ideazione, drammaturgia e regia
Claudia Manuelli, Antonio “Tony” Baladam
Produzione Manuelli / Baladam
In collaborazione con Officine Meraki
Residenza artistica Officine della Cultura
Residenza artistica Risalite Festival
Spettacolo selezionato Bando Moliture
Finalista segnalato Premio Theatrical Mass
Foto di scena
Scatti di Eleonora Benicchi
Manuelli / Baladam
La compagnia, fondata nel 2025 da Claudia Manuelli e Antonio “Tony" Baladam, nasce dalla necessità della regista e del regista di realizzare insieme progetti artistici performativi che analizzino l'evoluzione delle relazioni umane in questo periodo storico tardocapitalista iperdigitalizzato. La ricerca della compagnia è orientata alla creazione di dispositivi scenici complessi che utilizzano la relazione tra pubblico e performer come correlativo per parlare della realtà e delle relazioni in generale. Le loro creazioni giocano con i codici della rappresentazione, attraverso un linguaggio frammentato e fortemente ironico, in cui la realtà si mescola con elementi surreali e orrorifici, nel tentativo di decostruire le narrazioni dominanti e mettere in discussione il fantasma dell'individualismo contemporaneo.




